sabato 20 settembre 2014

Cremazione

18/09/2014 ore 10.40
La mia bambina è stata cremata. Quello che ne è rimasto è l'angioletto che vegliava sulla sua bianca bara.
Un'altro giorno di pioggia, poco meno di 20°C.
Avevamo comprato le due marche da bollo per recarci dalla polizia mortuaria a chiedere l'autorizzazione alla dispersione delle ceneri.
Non se ne è fatto nulla...non abbiamo ancora deciso dove far volar via quei pochi grammi di polvere inorganiche che andrò a ritirare dal cimitero.
Un'altro omone quello che ci ha accolto al nuovo polo crematorio. Vestito in tuta da imbianchino pareva. Non bianca ma colorata di verde e rosso.
Ci abbiamo messo una vita ad arrivare. Bastava sapere che potevamo entrare dall'ingresso principale del cimitero di Borgo ed invece ci hanno dato l'indirizzo della parte opposta, quello che da sulla provinciale. Abbiamo dovuto prendere il taxi per arrivare in tempo. Che poi, in tempo per cosa?
L'orario era 10.10, trenta minuti prima della cremazione. Per firmare carte? per avere spiegazioni sulla procedura? Per cosa?...Per nulla. Trenta minuti di tempo per salutarti. Per rivolgersi ad una bara bianca e dirgli addio. Non è da me! Io addio gliel'ho detto in quella sala travaglio due ore dopo averla partorita il 29/08/2014. E l'ho anche ridetto con mille lacrime il 15/09/2014 quando l'han sigillata in quella baretta. Dire ancora addio a cose materiali non serve. Un saluto in più al suo corpicino non mi aiuterà a lasciarla scivolare via dalla mia mente, dal mio cuore. Mai mi lascerà. Potrà allontanarsi di tanto in tanto, ma mai la mia mente potrà dire addio a questo ricordo, al suo viso, al suo continuo dimenarsi e al suo battito frenetico.
Un'altra fredda saletta, meno fredda di quella della camera mortuaria e molto meglio tenuta. Panche a mezza luna su due quarti della sala. Un punto leggio come quelli sull'altare in chiesa, e dietro un bel monitor Tv e due quadri. Appena dopo l'ingresso un grande libro riportava i nomi e le date di alcuni personaggi famosi cremati tempo a dietro. Tra questi Andrea Costa ed un tipo di Rovigo cremato il 12/02 di non ricordo quale anno.
Di tanto in tanto, per istinto, mi avvicinavo alla piccola bara bianca posta nel centro della sala su di un elevatore. Così come nella camera mortuaria dell'ospedale, ma senza quella sporca tovaglia bianca sotto. Quasi per farmi sentire, quasi per gettare le ultime assurde speranze di sentire un suo lamento al mio richiamo, battevo dei colpi sul coperchio in prossimità di dove sapevo era la sua testolina con l'orecchio rivolto verso di me. Tutto taceva. Avrò ripetuto la cosa per almeno cinque, sei volte. Quanto forte era il desiderio di sentirla viva, sentirla piangere. Quel primo lamento che tutte le mamme sentono e vogliono sentire subito dopo l'atroce sforzo dolente del parto. Io che non son stata graziata di questo dolce stridente suono, ne vado in cerca continuamente. Ma è il suo che voglio udire...e sono certa che ne riconoscerei la voce se solo potesse farlo.
L'ora è giunta. L'addetto in tuta mi lascia recuperare l'angioletto dal coperchio e traina via l'elevatore con tutta la bara e la nera urna posta ai suoi piedi. Dopo pochi secondi torna da noi per accedere il monitor e lasciarci vedere quello che accadeva nella sala forni subito lì accanto.
Un minuto di video. Il portello si apre ed una forte luce bianca cattura la mia piccola che in un balzo, dal nastro trasportatore cade al di là della luce.
Tutto qui!
"Che dire, vi auguro vada meglio la prossima volta e sopratutto mi auguro ci sia una prossima volta".

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