Un anno valso una vita.Una vita vissuta 8 mesi. Breve come per una farfalla. Nata e morta in meno di un anno. L'ho vista passare da fagiolo ad piccolo mostriciattolo. L'ho vista sbadigliare, dormire, e salutare. L'ho sentita scalciare piano,forte e sempre più forte fino alla morte.
Un anno valso una vita che in pochi mesi é nata e finita. Che anno quest'anno!
domenica 28 dicembre 2014
giovedì 30 ottobre 2014
sto da dio
Tutto finito! Passato come se nulla fosse accaduto. Eccomi tornata alla realtà ignorante, quella che per andare avanti con naturalezza e per non cadere nella follia deve nascondere l'accaduto in un piccolissimo cassetto della mente. Uno spazio microscopico e nascosto che in rarissimi casi viene attraversato dalla coscienza. Oramai succede di rado e cerco di farlo succedere ancora meno perche quando accade finisco tra le tenebre cupe ed incerte in cui nessuno può ritrovare se stesso e riconoscersi per quello che era e solitamente é.
Sto bene! Vivo una vita diversa ed avvolte strana ma sto bene.
Sto dimenticando tutto e per certi versi é un bene, per altre cose non posso lasciarle andare. Per questo motivo scriverò per filo e per segno tutte le cose rilevanti che non voglio e non devo dimenticare per un fututo.
Il prossimo post sara prettamente rimembratorio e medico in attesa di questa tanto sofferta cartella post ricovero.
Sto bene! Vivo una vita diversa ed avvolte strana ma sto bene.
Sto dimenticando tutto e per certi versi é un bene, per altre cose non posso lasciarle andare. Per questo motivo scriverò per filo e per segno tutte le cose rilevanti che non voglio e non devo dimenticare per un fututo.
Il prossimo post sara prettamente rimembratorio e medico in attesa di questa tanto sofferta cartella post ricovero.
domenica 28 settembre 2014
flashback
Oggi come un mese fa: alle 12, dopo induzione al parto dalle 7 del mattino ho cominciato a sentire i dolori delle prime amorfe contrazioni. Oggi verso pranzo ho cominciato ad avvertire il peso ed il dolore dei reni dopo 9 mesi che non avvertivo più questa sensazione. Quasi non la riconoscevo.
Alle 15/16 di pomeriggio perdevo le acque. Oggi alle 15 ho perso sangue. La mia seconda riprima mestruazione è tornata. Ogni piccolo doloretto mestruale mi riporta a quel giorno. Ero in continua assunzione di stupefacenti (oppiacei) che mi annullavano l'effetto dolorante delle contrazioni ed il leggero fastidio che riusciva a bypassare l'analgesico somigliava molto a quello attuale.
Alle 23 probabilmente mi addormenterò come ho fatto un mese fa con la differenza che nel mio pancione non c'è un angioletto il cui cuoicino gia allora aveva smesso di battere. Ho il vuoto. Anzi sangue che sembra più cadere dal mio cuore trucidato dal dolore che non dal mio utero tornato alla normalità. all'1.25 esattamente di un mese fa stavo urlando in una stanza della silenzioza ginecologia. Staserà urlerò come da allora non ho smesso di fare, nella mia silenziosa solitudine.
Alle 15/16 di pomeriggio perdevo le acque. Oggi alle 15 ho perso sangue. La mia seconda riprima mestruazione è tornata. Ogni piccolo doloretto mestruale mi riporta a quel giorno. Ero in continua assunzione di stupefacenti (oppiacei) che mi annullavano l'effetto dolorante delle contrazioni ed il leggero fastidio che riusciva a bypassare l'analgesico somigliava molto a quello attuale.
Alle 23 probabilmente mi addormenterò come ho fatto un mese fa con la differenza che nel mio pancione non c'è un angioletto il cui cuoicino gia allora aveva smesso di battere. Ho il vuoto. Anzi sangue che sembra più cadere dal mio cuore trucidato dal dolore che non dal mio utero tornato alla normalità. all'1.25 esattamente di un mese fa stavo urlando in una stanza della silenzioza ginecologia. Staserà urlerò come da allora non ho smesso di fare, nella mia silenziosa solitudine.
mercoledì 24 settembre 2014
Fase dispersione
Se la parte razionale di me deperisse o fosse sopraffatta dalla ragione emozionale, inizierei un percorso in funzione di te. Mi impegnerei a raggiungere l idonea forma fisica per volare verso lo spazio, arrivare ai confini gravitazionali e spargere li le esigue ceneri rimanenti. Tornarnerei poi sulla terra per vivere il tempo che mi resta con la romantica illusione che lentamente, giorno dopo giorno, stai tornando da me! Ma questa é solo follia per deboli!
sabato 20 settembre 2014
Cremazione
18/09/2014 ore 10.40
La mia bambina è stata cremata. Quello che ne è rimasto è l'angioletto che vegliava sulla sua bianca bara.
Un'altro giorno di pioggia, poco meno di 20°C.
Avevamo comprato le due marche da bollo per recarci dalla polizia mortuaria a chiedere l'autorizzazione alla dispersione delle ceneri.
Non se ne è fatto nulla...non abbiamo ancora deciso dove far volar via quei pochi grammi di polvere inorganiche che andrò a ritirare dal cimitero.
Un'altro omone quello che ci ha accolto al nuovo polo crematorio. Vestito in tuta da imbianchino pareva. Non bianca ma colorata di verde e rosso.
Ci abbiamo messo una vita ad arrivare. Bastava sapere che potevamo entrare dall'ingresso principale del cimitero di Borgo ed invece ci hanno dato l'indirizzo della parte opposta, quello che da sulla provinciale. Abbiamo dovuto prendere il taxi per arrivare in tempo. Che poi, in tempo per cosa?
L'orario era 10.10, trenta minuti prima della cremazione. Per firmare carte? per avere spiegazioni sulla procedura? Per cosa?...Per nulla. Trenta minuti di tempo per salutarti. Per rivolgersi ad una bara bianca e dirgli addio. Non è da me! Io addio gliel'ho detto in quella sala travaglio due ore dopo averla partorita il 29/08/2014. E l'ho anche ridetto con mille lacrime il 15/09/2014 quando l'han sigillata in quella baretta. Dire ancora addio a cose materiali non serve. Un saluto in più al suo corpicino non mi aiuterà a lasciarla scivolare via dalla mia mente, dal mio cuore. Mai mi lascerà. Potrà allontanarsi di tanto in tanto, ma mai la mia mente potrà dire addio a questo ricordo, al suo viso, al suo continuo dimenarsi e al suo battito frenetico.
Un'altra fredda saletta, meno fredda di quella della camera mortuaria e molto meglio tenuta. Panche a mezza luna su due quarti della sala. Un punto leggio come quelli sull'altare in chiesa, e dietro un bel monitor Tv e due quadri. Appena dopo l'ingresso un grande libro riportava i nomi e le date di alcuni personaggi famosi cremati tempo a dietro. Tra questi Andrea Costa ed un tipo di Rovigo cremato il 12/02 di non ricordo quale anno.
Di tanto in tanto, per istinto, mi avvicinavo alla piccola bara bianca posta nel centro della sala su di un elevatore. Così come nella camera mortuaria dell'ospedale, ma senza quella sporca tovaglia bianca sotto. Quasi per farmi sentire, quasi per gettare le ultime assurde speranze di sentire un suo lamento al mio richiamo, battevo dei colpi sul coperchio in prossimità di dove sapevo era la sua testolina con l'orecchio rivolto verso di me. Tutto taceva. Avrò ripetuto la cosa per almeno cinque, sei volte. Quanto forte era il desiderio di sentirla viva, sentirla piangere. Quel primo lamento che tutte le mamme sentono e vogliono sentire subito dopo l'atroce sforzo dolente del parto. Io che non son stata graziata di questo dolce stridente suono, ne vado in cerca continuamente. Ma è il suo che voglio udire...e sono certa che ne riconoscerei la voce se solo potesse farlo.
L'ora è giunta. L'addetto in tuta mi lascia recuperare l'angioletto dal coperchio e traina via l'elevatore con tutta la bara e la nera urna posta ai suoi piedi. Dopo pochi secondi torna da noi per accedere il monitor e lasciarci vedere quello che accadeva nella sala forni subito lì accanto.
Un minuto di video. Il portello si apre ed una forte luce bianca cattura la mia piccola che in un balzo, dal nastro trasportatore cade al di là della luce.
Tutto qui!
"Che dire, vi auguro vada meglio la prossima volta e sopratutto mi auguro ci sia una prossima volta".
La mia bambina è stata cremata. Quello che ne è rimasto è l'angioletto che vegliava sulla sua bianca bara.
Un'altro giorno di pioggia, poco meno di 20°C.
Avevamo comprato le due marche da bollo per recarci dalla polizia mortuaria a chiedere l'autorizzazione alla dispersione delle ceneri.
Non se ne è fatto nulla...non abbiamo ancora deciso dove far volar via quei pochi grammi di polvere inorganiche che andrò a ritirare dal cimitero.
Un'altro omone quello che ci ha accolto al nuovo polo crematorio. Vestito in tuta da imbianchino pareva. Non bianca ma colorata di verde e rosso.
Ci abbiamo messo una vita ad arrivare. Bastava sapere che potevamo entrare dall'ingresso principale del cimitero di Borgo ed invece ci hanno dato l'indirizzo della parte opposta, quello che da sulla provinciale. Abbiamo dovuto prendere il taxi per arrivare in tempo. Che poi, in tempo per cosa?
L'orario era 10.10, trenta minuti prima della cremazione. Per firmare carte? per avere spiegazioni sulla procedura? Per cosa?...Per nulla. Trenta minuti di tempo per salutarti. Per rivolgersi ad una bara bianca e dirgli addio. Non è da me! Io addio gliel'ho detto in quella sala travaglio due ore dopo averla partorita il 29/08/2014. E l'ho anche ridetto con mille lacrime il 15/09/2014 quando l'han sigillata in quella baretta. Dire ancora addio a cose materiali non serve. Un saluto in più al suo corpicino non mi aiuterà a lasciarla scivolare via dalla mia mente, dal mio cuore. Mai mi lascerà. Potrà allontanarsi di tanto in tanto, ma mai la mia mente potrà dire addio a questo ricordo, al suo viso, al suo continuo dimenarsi e al suo battito frenetico.
Un'altra fredda saletta, meno fredda di quella della camera mortuaria e molto meglio tenuta. Panche a mezza luna su due quarti della sala. Un punto leggio come quelli sull'altare in chiesa, e dietro un bel monitor Tv e due quadri. Appena dopo l'ingresso un grande libro riportava i nomi e le date di alcuni personaggi famosi cremati tempo a dietro. Tra questi Andrea Costa ed un tipo di Rovigo cremato il 12/02 di non ricordo quale anno.
Di tanto in tanto, per istinto, mi avvicinavo alla piccola bara bianca posta nel centro della sala su di un elevatore. Così come nella camera mortuaria dell'ospedale, ma senza quella sporca tovaglia bianca sotto. Quasi per farmi sentire, quasi per gettare le ultime assurde speranze di sentire un suo lamento al mio richiamo, battevo dei colpi sul coperchio in prossimità di dove sapevo era la sua testolina con l'orecchio rivolto verso di me. Tutto taceva. Avrò ripetuto la cosa per almeno cinque, sei volte. Quanto forte era il desiderio di sentirla viva, sentirla piangere. Quel primo lamento che tutte le mamme sentono e vogliono sentire subito dopo l'atroce sforzo dolente del parto. Io che non son stata graziata di questo dolce stridente suono, ne vado in cerca continuamente. Ma è il suo che voglio udire...e sono certa che ne riconoscerei la voce se solo potesse farlo.
L'ora è giunta. L'addetto in tuta mi lascia recuperare l'angioletto dal coperchio e traina via l'elevatore con tutta la bara e la nera urna posta ai suoi piedi. Dopo pochi secondi torna da noi per accedere il monitor e lasciarci vedere quello che accadeva nella sala forni subito lì accanto.
Un minuto di video. Il portello si apre ed una forte luce bianca cattura la mia piccola che in un balzo, dal nastro trasportatore cade al di là della luce.
Tutto qui!
"Che dire, vi auguro vada meglio la prossima volta e sopratutto mi auguro ci sia una prossima volta".
lunedì 15 settembre 2014
Rosso gelido
Quattro anni dopo mi ritrovo davanti ad una piccola bara bianca, fredda e unta. La stanza è gelida. Camera ardente la chiamano, ma qui ad ardere ci sono solo le nostre meningi strizzate dal dolore, ho un gran mal di testa.
Sui lati della bara, giusto sopra la fascia intarsiata a mano sembrerebbe, quattro angeli dorati fanno da guardiani, mentre uno un pò più grande padroneggia sul coperchio. Si vede che la baretta è nuova di zecca, ma è poggiata su di un panno sporchissimo, tanto che da bianco sembra quasi grigio. Una gocciolona di sangue è caduta sul lato destro in basso del telo appena accanto ai piedi del caaletto. Sarà il suo?
La stanza è sempre più gelida e noi siamo soli lì dentro ad aspettare che vengano a saldarla con le otto viti che ora sono nel sacchettino di plastica attaccato al coperchio.
Già quando ero in prossimità dell'entrata dell'ospedale, sentivo che mi chiamava. Come se la mia anima si stava avvicinando sempre più alla sua che mi richiedeva a voce ferma. Nel mio dolore ero così felice di essere lì, di tornare da lei. Ero tornata per vederla. Ero tornata per vedere il suo viso, le sue manine e non una bianca e fredda bara. La paura però di aprire il top di quel sarcofago minuscolo è troppo forte. Non so quale potrà essere la reazione che avrò nel rivedere quel visino. E se non fosse riconoscibile? E se fosse bianca cerea tanto da sbattermi in faccia la cruda e macabra realtà? Ho paura ma lei mi chiama e la voglia di ri-fotografare in mente il suo volto è troppo forte.
L'addetto alla burocrazia ci riporta i documenti ed i certificati. Ci avvisa che il carro funebre è giunto e che quando siamo pronti possiamo procedere alla sigillatura ed al trasporto.
Pronta? Non sarò mai pronta a questo, a lasciarla andare via da me. La sola cosa che vorrei e portarla a casa e stringerla per sempre tra le mie braccia al caldo del mio letto. Quasi non mi importa che non pianga o che i suoi occhietti non mi sorridono, non mi importa se non è calda e luminosa. La voglio con me comunque e per sempre. Non posso lasciarla andare via. Lo so bene che lei mi ha già abbandonata e che mi sto attaccando solo ad un corpo inanime, ma come può una mamma essere razionale in questo momento e lasciare che tre uomini in camicia azzurra e pantalone blu si portino via sua figlia?!
Siamo di nuovo soli ed io continuo a fissare quel pezzo di legno bianco, e poi uno sguardo al mio uomo ed ancora uno a lei e poi...ho deciso:"voglio vederla, per favore amore vai a chiedere se posso aprirla?" Dopo qualche minuto il mio uomo torna con due degli omaccioni in camicia azzurra che mi chiedono gentilmente di uscire un minuto. Devono controllare l'integrità della salma.
Uno dei due, il più grosso, apre la porta della camera ardente, si affaccia e dopo una piccola spiegazione su quello che avrei visto mi lascia entrare. Mi avvicino col cuore a mille e quasi contenta del permesso avuto. E' così bella, ancora così bella che mi si stringe un nodo alla gola. Dopo sedici giorni ed un'invadente autopsia è ancora come l'avevo fotografata subito dopo appena nata . Più piccolina sembra, e molto, molto più rossa in viso. Il suo corpicino è tutto avvolto nel cotone, tutto il loculo è pieno di bianco e soffice cotone. Solo il viso è libero all'aria, poggiato laterale verso la sua mano destra a mostrare il suo profilo sinistro. Sembra più piccolina. Le guance un pò più gonfie ed è rossa tanto rossa, di un rosso così acceso e scuro che quasi nasconde il nero dei suoi capelli.
Mi azzardo con le dita a scostare l'ovatta che le copre il labbro, e con l'indice lentamente e dolcemente le accarezzo la guancina. E' fredda, fredda come la stanza, fredda come la bara in cui è posta. Il rosso fuoco ed il freddo son due cose che assieme proprio stonano, fa tanto strano.
Vorrei prenderla in braccio, vorrei spostare l'ovatta e prenderle la manina. Ho così tanto bisogno di baciarla e coccolarla che l'unica cosa che posso fare per non rischiare di cadere in un grido di disperazione è alzare lo sguardo allo stesso omone di prima ed allontanarmi da lei dando il tacito consenso a procedere.
Otto colpi di avvitatore ed un pò di cera rossa colata sulle due viti ai poli per stamparci un timbro, ed ecco fatto. L'omone prende in braccio la bianca baretta in cui giace la mia bambina. La sua mamma ed il suo papà la seguono fino dentro al carro funebre. Nemmeno una rosa le ho posarle su tutto quell'ovatta...che madre sono?! ma poi infondo tra qualche giorno tutto finirà in cenere.
E così è finita così? Mi lascia così e se ne va via da me in quel suo piccolo lettino di legno bianco?
La sua voce? non la sento più, sembra non mi chiami più. Al suo posto sento solo tanto dolore. Fitte al cuore e morsi allo stomaco. Il mal di testa è diventato insopportabile ed in gola c'è un nodo che non mi permette neanche di ringraziare il burocrate e le sue tre camice azzurre per le condoglianze.
Andiamo via e ad ogni passo leggo sempre meno chiaramente quella targhetta dorata ai piedi della bara:
FIORENZO NICOLE
29/08/2014
DI FIORENZO MASSIMILIANO
E SILLETTI ANGELA.
Sui lati della bara, giusto sopra la fascia intarsiata a mano sembrerebbe, quattro angeli dorati fanno da guardiani, mentre uno un pò più grande padroneggia sul coperchio. Si vede che la baretta è nuova di zecca, ma è poggiata su di un panno sporchissimo, tanto che da bianco sembra quasi grigio. Una gocciolona di sangue è caduta sul lato destro in basso del telo appena accanto ai piedi del caaletto. Sarà il suo?
La stanza è sempre più gelida e noi siamo soli lì dentro ad aspettare che vengano a saldarla con le otto viti che ora sono nel sacchettino di plastica attaccato al coperchio.
Già quando ero in prossimità dell'entrata dell'ospedale, sentivo che mi chiamava. Come se la mia anima si stava avvicinando sempre più alla sua che mi richiedeva a voce ferma. Nel mio dolore ero così felice di essere lì, di tornare da lei. Ero tornata per vederla. Ero tornata per vedere il suo viso, le sue manine e non una bianca e fredda bara. La paura però di aprire il top di quel sarcofago minuscolo è troppo forte. Non so quale potrà essere la reazione che avrò nel rivedere quel visino. E se non fosse riconoscibile? E se fosse bianca cerea tanto da sbattermi in faccia la cruda e macabra realtà? Ho paura ma lei mi chiama e la voglia di ri-fotografare in mente il suo volto è troppo forte.
L'addetto alla burocrazia ci riporta i documenti ed i certificati. Ci avvisa che il carro funebre è giunto e che quando siamo pronti possiamo procedere alla sigillatura ed al trasporto.
Pronta? Non sarò mai pronta a questo, a lasciarla andare via da me. La sola cosa che vorrei e portarla a casa e stringerla per sempre tra le mie braccia al caldo del mio letto. Quasi non mi importa che non pianga o che i suoi occhietti non mi sorridono, non mi importa se non è calda e luminosa. La voglio con me comunque e per sempre. Non posso lasciarla andare via. Lo so bene che lei mi ha già abbandonata e che mi sto attaccando solo ad un corpo inanime, ma come può una mamma essere razionale in questo momento e lasciare che tre uomini in camicia azzurra e pantalone blu si portino via sua figlia?!
Siamo di nuovo soli ed io continuo a fissare quel pezzo di legno bianco, e poi uno sguardo al mio uomo ed ancora uno a lei e poi...ho deciso:"voglio vederla, per favore amore vai a chiedere se posso aprirla?" Dopo qualche minuto il mio uomo torna con due degli omaccioni in camicia azzurra che mi chiedono gentilmente di uscire un minuto. Devono controllare l'integrità della salma.
Uno dei due, il più grosso, apre la porta della camera ardente, si affaccia e dopo una piccola spiegazione su quello che avrei visto mi lascia entrare. Mi avvicino col cuore a mille e quasi contenta del permesso avuto. E' così bella, ancora così bella che mi si stringe un nodo alla gola. Dopo sedici giorni ed un'invadente autopsia è ancora come l'avevo fotografata subito dopo appena nata . Più piccolina sembra, e molto, molto più rossa in viso. Il suo corpicino è tutto avvolto nel cotone, tutto il loculo è pieno di bianco e soffice cotone. Solo il viso è libero all'aria, poggiato laterale verso la sua mano destra a mostrare il suo profilo sinistro. Sembra più piccolina. Le guance un pò più gonfie ed è rossa tanto rossa, di un rosso così acceso e scuro che quasi nasconde il nero dei suoi capelli.
Mi azzardo con le dita a scostare l'ovatta che le copre il labbro, e con l'indice lentamente e dolcemente le accarezzo la guancina. E' fredda, fredda come la stanza, fredda come la bara in cui è posta. Il rosso fuoco ed il freddo son due cose che assieme proprio stonano, fa tanto strano.
Vorrei prenderla in braccio, vorrei spostare l'ovatta e prenderle la manina. Ho così tanto bisogno di baciarla e coccolarla che l'unica cosa che posso fare per non rischiare di cadere in un grido di disperazione è alzare lo sguardo allo stesso omone di prima ed allontanarmi da lei dando il tacito consenso a procedere.
Otto colpi di avvitatore ed un pò di cera rossa colata sulle due viti ai poli per stamparci un timbro, ed ecco fatto. L'omone prende in braccio la bianca baretta in cui giace la mia bambina. La sua mamma ed il suo papà la seguono fino dentro al carro funebre. Nemmeno una rosa le ho posarle su tutto quell'ovatta...che madre sono?! ma poi infondo tra qualche giorno tutto finirà in cenere.
E così è finita così? Mi lascia così e se ne va via da me in quel suo piccolo lettino di legno bianco?
La sua voce? non la sento più, sembra non mi chiami più. Al suo posto sento solo tanto dolore. Fitte al cuore e morsi allo stomaco. Il mal di testa è diventato insopportabile ed in gola c'è un nodo che non mi permette neanche di ringraziare il burocrate e le sue tre camice azzurre per le condoglianze.
Andiamo via e ad ogni passo leggo sempre meno chiaramente quella targhetta dorata ai piedi della bara:
FIORENZO NICOLE
29/08/2014
DI FIORENZO MASSIMILIANO
E SILLETTI ANGELA.
venerdì 16 aprile 2010
gıornata dı mare wıth an englısh famıly
Birrozza a prima mattina (1.30 del pom) dopo la sbronza notturna precedente; giretto sul piccolo ma comodo kayak gonfiabile giunto direttamente dagli Uk per salpare nelle acque turche!
Per la prima volta i miei occhi hanno goduto della vista di due splendidi delfini, rinchiusi 'purtroppo' in un centro terapico per autistici: 'scusate ma questa e zona privata non potete avvicinarvi' ci sgrida il guardiano dei delfini! e noi: 'scusa ma non siamo in grado di guidare bene la barchetta! Ah!Ah!Ah! (solo un metro dopo sembravamo i primi della retata)! Funnyssimo!
Vederli saltare fuori dall acqua e giocare con la bianca palla porta una tremenda voglia di saltare giu dal kayak ed andare giu nelle scure profondita' del mare per poi rompere la superficie e tornare a risplendere dei raggi del sole...
Ma l acqua e ancora fredda...ma chı se ne frega!
Un secondo dı tremore che il kayak si ribaltasse e poi il gran tuffo...splash!
Oltre aı due delfını ora c e anche una balenottera ın mare...IO!
Il mare non mi ha mai riservato tante emozioni come questo giovedi:
un branco di pesci si accorge della balena (sempre io) che cerca di nuotare sopra di loro con occhialetti e boccale. ed ovvıamente ıl branco sfugge velocemente sfiorando la mia panca e solleticandomi: stupendo!
Lontana dagli uomini e lontana dalle grandi citta...e' la natura che mi cattura quello che voglio ed in questo immenso mare con questi misteriosi esserini e' dove potrei lasciarmi affondare...per sempre!
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